ai futuro 2036

Oggi le chiediamo di scrivere una mail, creare un’immagine o riassumere un documento. Nel prossimo decennio l’AI potrebbe diventare qualcosa di molto diverso: meno strumento da interrogare, più assistente capace di agire.

Fra dieci anni apriremo ancora ChatGPT per scrivere: «Fammi un riassunto di questo documento?»
Probabilmente sì. Ma potrebbe sembrarci un utilizzo dell’intelligenza artificiale piuttosto primitivo. Un po’ come usare oggi uno smartphone soltanto per telefonare.
Nel 2026 l’AI generativa è già entrata nel lavoro, nella ricerca, nella programmazione, nella produzione di immagini e video e nelle attività quotidiane. Questo è il presente. Quello che accadrà entro il 2036, invece, appartiene necessariamente alle previsioni.

E alcune sono decisamente interessanti.

Dall’AI che risponde all’AI che fa. Il cambiamento più evidente potrebbe riguardare gli agenti AI. Oggi siamo ancora abituati a chiedere qualcosa e aspettare una risposta. I sistemi futuri potrebbero ricevere invece un obiettivo e occuparsi autonomamente di una sequenza di attività.

Non più soltanto: «Organizzami un viaggio in Giappone.» Ma qualcosa di più vicino a: «Organizzami dieci giorni in Giappone a novembre con questo budget.»
L’AI potrebbe confrontare itinerari, verificare disponibilità, coordinare prenotazioni e modificare il programma quando cambia qualcosa. Naturalmente, quanto potrà fare autonomamente dipenderà anche da sicurezza, autorizzazioni e regolamentazione.

Un assistente personale che ci conosce davvero

Un altro scenario plausibile riguarda la personalizzazione. L’AI potrebbe conoscere, con il nostro consenso, appuntamenti, documenti, progetti, preferenze e attività in corso. Invece di aspettare una domanda potrebbe dirci: «Domani hai quella riunione. Ho preparato una sintesi delle ultime email, recuperato il documento che avevi utilizzato sei mesi fa e individuato tre questioni ancora aperte.»

Comodo? Molto. Un po’ inquietante? Anche. Ed è proprio per questo che privacy, controllo dei dati e possibilità di decidere cosa un assistente possa conoscere diventeranno questioni centrali.

Medicina, ricerca e scienza

Probabilmente alcuni degli utilizzi più importanti saranno molto meno spettacolari di un robot che ci porta il caffè.
L’AI viene già utilizzata nella ricerca scientifica e biomedica. Nei prossimi dieci anni potrebbe contribuire sempre di più all’analisi di enormi quantità di dati, alla ricerca di nuovi farmaci, all’interpretazione di immagini diagnostiche e all’individuazione di correlazioni difficili da riconoscere manualmente.
Questo non significa che nel 2036 avremo un "medico artificiale" infallibile. Significa piuttosto che medici e ricercatori potrebbero disporre di strumenti molto più potenti.

E il lavoro?

Qui arriviamo alla domanda che interessa praticamente tutti. L’AI eliminerà alcuni lavori? Alcune attività quasi certamente diminuiranno o verranno automatizzate. Altre professioni cambieranno profondamente e potrebbero nascerne di nuove. La distinzione importante è tra professione e compito.
Un avvocato, un giornalista, un commercialista, un insegnante o un medico svolgono decine di attività differenti. L’AI potrebbe automatizzarne alcune senza necessariamente eliminare l’intera professione.Il vero cambiamento potrebbe essere un altro: lavoreremo sempre più spesso insieme a sistemi artificiali.

E chi saprà utilizzarli bene avrà probabilmente un vantaggio rispetto a chi deciderà semplicemente di ignorarli.

L’AI potrebbe diventare invisibile

Forse, però, la trasformazione più grande sarà quella che noteremo meno. Oggi diciamo continuamente "intelligenza artificiale" perché è una novità.
Tra dieci anni potremmo smettere di farlo. Non diciamo ogni volta che utilizziamo "Internet" quando mandiamo un messaggio, guardiamo una serie o paghiamo una bolletta. È semplicemente parte dell’infrastruttura della nostra vita. Potrebbe accadere qualcosa di simile con l’AI.
Sarà dentro automobili, software, elettrodomestici, servizi pubblici, aziende, ospedali e dispositivi personali. Non necessariamente sotto forma di robot umanoidi che passeggiano per casa. Molto più probabilmente sarà ovunque senza farsi vedere.
E forse tra dieci anni la domanda non sarà più: «A cosa serve l’intelligenza artificiale?»

Sarà diventata una domanda quasi strana.
Come chiedere oggi: «A cosa serve Internet?»

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